Con una delibera del Consiglio Nazionale
sulla base della riforma dell'università.
I dottori commercialisti puntano sull'Albo
articolato in due livelli
di MARIA CLARA DE CESARI
Roma. - La riforma dell'autonomia didattica dell'università ridisegna il futuro degli Ordini professionali. E i dottori commercialisti avanzano una proposta di un Albo organizzato su due livelli per recepire l'articolazione in sequenza dei nuovi corsi universitari, con la laurea triennale e quella specialistica quinquennale.
"Il progetto - spiega il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, Francesco Serao - sarà presentato ai vertici degli Ordini locali durante l'assemblea del 15 dicembre. Quindi verrà sottoposto al ministero dell'Università. La proposta mira alla qualità della formazione e nello stesso tempo consente uno sbocco professionale anche per i laureati triennali, così come richiede la riforma dell'autonomia didattica universitaria". Inoltre, il documento pone le premesse per una razionalizzazione delle sigle operanti nel settore economico-contabile.
La delibera, che è stata votata dal Consiglio nazionale mercoledì, prevede due percorsi di sei anni, comprensivi di tirocinio. La differenza - come sottolinea il vice presidente Luigi Martino - sta nel diverso grado di approfondimento culturale.
Al termine dei corsi di studi e del tirocinio si potranno far valere crediti culturali e professionali, così che l'esame di Stato potrebbe anche configurarsi come una prova scritta relativa alla risoluzione di un caso pratico.
La nuova architettura per accedere alla professione prevede che alla laurea triennale possa far seguito, così come prevede l'ottava direttiva (recepita dal decreto legislativo 88/92) un tirocinio di tre anni: l'esame di Stato abiliterà alla professione di "commercialista", con competenze in materia di revisione contabile, consulenza fiscale e contabile e la possibilità di entrare nei collegi sindacali per i quali è d'obbligo l'iscrizione nel Registro revisori. Il percorso di laurea, però, dovrà comprendere materie specialistiche come ragioneria o revisione contabile.
Tuttavia, non ci sarà alcuno sbarramento per coloro che non avranno questi esami nel loro curriculum: la conoscenza delle materie sarà saggiata durante l'esame di Stato.
Per chi vuole, invece, proseguire gli studi universitari, il Consiglio nazionale propone che il tirocinio, sempre triennale, inizi in parallelo con il biennio della laurea specialistica. Alla conclusione degli studi e dopo l'esame di Stato il professionista potrà fregiarsi del titolo di "dottore commercialista".
Nel biennio della laurea specialistica la formazione dovrebbe puntare su: diritto processuale civile, per avere una preparazione globale in vista dell'assistenza nel contenzioso tributario, diritto fallimentare, diritto tributario e comparato, diritto penale dell'economia, diritto comunitario e scienze delle finanze. Questo curriculum dovrebbe consentire - nelle intenzioni - di svolgere la revisione nelle società quotate, nelle capogruppo e in quelle aperte, gli incarichi giudiziari, l'azione di controllo in caso di conferimenti e fusioni, le valutazioni d'azienda e di conseguire le procedure concorsuali.
Anche nel caso dei laureati specialisti l'esame di Stato funzionerebbe con il meccanismo dei crediti: le discipline superate all'università costituirebbero una dote in vista della prova di abilitazione, che potrebbe essere limitata a uno scritto sulla risoluzione di un caso pratico.
"Durante l'esame di Stato - spiega il consigliere nazionale, Mario Damiani - verrebbe consentito l'uso dei Codici e la valutazione dovrebbe essere complessiva: la prova scritta, in presenza anche di un colloquio, non avrebbe mai valore preclusivo. La commissione, infine, dovrebbe essere composta da professori universitari: i professionisti potrebbero rimanere solo come osservatori. Infine, una commissionale nazionale potrebbe fissare principi omogenei per le prove d'esame.